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Visitare il Vesuvio: il percorso e le risorse del parco

cratere del vesuvio

Il Vesuvio, vulcano quiescente

Da ogni parte del Golfo di Napoli si vede il Vesuvio, placido (mai impressione fu più falsa), maestoso, ammantato di verde. È un vulcano ancora in attività, anche se al momento è in fase di riposo, di quiete, una quiete che però prima o poi terminerà, con la prossima eruzione che seguirà l’ultima – quella del 1944 –  in piena Guerra Mondiale. Quindi da ogni parte si vede il Vesuvio, ma che accade se sul Vesuvio si sale? Quale sarà la vista che si presenterà? È un’esperienza davvero straordinaria, quella che si offre, e che consigliamo a tutti: un viaggio eccezionale in un ambiente magnifico e inquietante, con uno dei panorami più belli al mondo e sul cono del vulcano, con il grande cratere che si offre allo sguardo. Un’esperienza alla portata di tutti – o quasi – e che a tutti è consigliata.

Il parco del Vesuvio

Il Vesuvio si trova all’interno di un parco naturale, in piena tutela, ed è facilmente raggiungibile  in auto o con i mezzi pubblici da Ercolano e da Torre del Greco, dai cui caselli autostradali in mezz’ora si raggiunge l’entrata del parco.  I pullman privati e quelli dei trasporti pubblici raggiungono il piazzale con l’ingresso, le auto private si devono fermare un po’ prima e dal parcheggio a loro dedicato, i visitatori devono o farsi un’oretta di camminata sulla strada asfaltata, o affidarsi ai pullmini che fanno la spola tra i due parcheggi. Muniti di biglietto e rifornitisi di acqua e cibarie in uno dei tanti bar e ristori che si trovano per la strada, si supera il cancello e si affronta la salita per il cratere. È una salita abbastanza ripida, ma assolutamente comoda, da fare con scarpe da ginnastica munite di suola dura e a “carrarmato”, a meno di non munirsi di vere e proprie scarpe da trekking. Ma si trova anche qualche matto con infradito o espadrillas, non ci sono limitazioni se non il buon senso. La salita avviene in uno scenario naturale affascinante e inquietante, pochi arbusti, terreno nero, pareti di roccia nera, la lava che si è raffreddata nei secoli e millenni passati. Non c’è più nemmeno la ginestra che si è trovata nella prima parte della salita e che ha ispirato l’ultimo canto di Leopardi. Dopo circa mezz’ora per i più allenati si arriva sulla cima del cratere: ma la vista è stata allietata già nella salita dal panorama del Golfo di Napoli, della piana con la città, del promontorio di Pozzuoli con Ischia visibile in lontananza.

Sul cratere del Vesuvio

Sulla cima, percorrendo il bordo del cratere la vista si allarga alla Penisola Sorrentina, a Punta Campanella, all’isola di Capri. “La più bella baia del mondo” aveva scritto Goethe duecento cinquant’anni  fa. Questo panorama straordinario e dolcissimo, dall’altro lato presenta il cratere del vulcano, la parte infernale della visita. Un grande spazio, con la roccia nera, alcune fumarole che indicano come l’attività vulcanica sia ben viva e la sensazione inquietante che sotto la cenere che copre la parte più bassa del cratere c’è, più o meno profonda, della lava. Che spettacolo!

La camminata ora è tutta in piano, facile e agevole, e copre una buona metà del cratere. Anche in cima alcuni punti di rinfresco in cui poter acquistare, oltre a souvenir e cartoline, anche prodotti del territorio, tra cui i grandi vini che nascono dal fertilissimo terreno vulcanico.

Il rientro avviene per la stessa via, tra i tanti turisti e visitatori che affollano questo sito eccezionale.

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