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Il vino di Gragnano e i vini della Penisola

bicchiere vino

Il vino in Penisola Sorrentina: il vino di Gragnano

Il vino di Gragnano è il vino di Napoli per eccellenza, per secoli da qui veniva la bevanda che ha dissetato generazioni di napoletani. Nel mitico film “Miseria e Nobiltà” (1954), Totò-Felice Sciosciammocca va a fare la spesa, e il suo compare Pasquale lo invita a comprare il vino, “prendi il vino, assaggialo, se è Gragnano lo prendi, altrimenti desisti”.

Gragnano è un paese sulle colline della Penisola, circondato dal verde, su un bel terrazzamento che profuma, inevitabilmente, di mare. Un paese caratterizzato dal cibo e dal vino; qui si è sviluppata la fabbricazione di pasta secca con tante importanti industrie, di cui ancora si conserva traccia in produttori di qualità artigianale di eccellenza. Qui si mangia una pizza ripiena che prende il nome di panuozzo. E qui si coltiva da sempre la vite, così da produrre questo vino rosso e frizzante che prende il nome appunto dal paese.

La coltivazione del Gragnano

È un vino che cresce in una zona vocata da sempre alla viticoltura, il vino campano era considerato eccellente dagli antichi romani, Pompei era famosa per l’esportazione del vino che veniva coltivato sulle pendici del Vesuvio ma anche in queste aree. Poi ai primi dell’800 il re Gioacchino Murat fece venire enologi dalla Francia per utilizzare tecniche e metodologie di una zona più evoluta, portando il Gragnano al livello che oggi conosciamo.

Il Gragnano è coltivato su terrazzamenti, che costano fatica ai contadini, con piccoli appezzamenti che profumano di mare e di cenere, perché la terra è quella eruttata dal Vesuvio duemila anni fa. Un vino leggero, ma di buona complessità, con una bella spuma, che si beve fresco, e che va bene su tutto il pasto, ma si abbina idealmente con tanti piatti della cucina locale – la parmigiana, gli spaghetti al pomodoro – ma che trova nella pizza margherita le sue nozze ideali. Buoni produttori di qualità lo offrono a un prezzo che non supera i 10 euro, e sono tutti produttori radicati sul territorio. I vitigni che lo compongono hanno nomi bellissimi: il Piedirosso, che in dialetto si chiama “Pere ‘e palummo”, ovvero piede di colomba, per la forma caratteristica del suo graspo che appunto assomiglia alla zampa del volatile. E poi Sciascinoso, Tintore, San Francesco, che sono tutti vitigni, ormai rari, specifici dell’area.

Quindi, si stappi una bottiglia di Gragnano, vino leggero, divertente, adatto a una cucina saporita ma non impegnativa. Il tempo dei grandi vini, dei Barolo o degli Amarine, o, per restare in Campania, dei Taurasi, lo si riservi a momenti importanti; su una tavola quotidiana, con una bella pizza, il Gragnano farà una magnifica figura!

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